| RECENSIONE DA JAZZITALIA [http://www.jazzitalia.net/recensioni/legend.asp] |
Anteprima della rivista coolclub aprile 2006 IL JAZZ SALENTINO INCONTRA FRESU La platea non è esattamente quella delle solite occasioni, ma proprio per questo è quella giusta: un pubblico di cultori del jazz che si riunisce a Casarano in un lunedì di marzo, nell'auditorium della Fondazione Filograna, per ascoltare le performance di Raffaele Casarano e di Marco Bardoscia, di Ettore Carucci e di Alessandro Napolitano. E gli appassionati del beat salentino, che già conoscono questi ragazzi, non possono mancare anche per un altro motivo: ospite di quel lunedì di marzo è un certo Paolo Fresu, uno per il quale si smuovono non solo gli estimatori di jazz, ma soprattutto chi di musica ne sa a trecentosessanta gradi, a cominciare dal maestro Massimiliano Carlini, il quale, dietro al quintetto, dirige l'orchestra del conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. Messo insieme, questo drappo di musicisti cosa può fare? Ovviamente non può che suonare, ricreando la stessa atmosfera con cui nei mesi scorsi, in una sala del convento degli Agostiniani a Melpignano, ha registrato il cd Legend , prima fatica discografica di Raffaele Casarano & Locomotive, lavoro edito dall'etichetta Dodicilune. Ma passiamo alle fasi salienti della serata: l'ouverture del concerto è con l'esecuzione del brano Impression , omaggio di Casarano a John Coltrane. Probabilmente, se certe note non si ascoltano, è difficile descriverne la magia. Altrettanto probabilmente, ripensando a quel lunedì di marzo, nessuno può dire di essere riuscito a trattenere la propria meraviglia nell'ammirare come le dita di Raffaele Casarano, accarezzando i tasti del suo sax contralto, sono state capaci di produrre un suono così leggero, paragonabile solo alla delicatezza con cui le luci dell'auditorium si sono adagiate, per poi riflettersi, sulla doratura dello strumento. E ancora nessuno ha potuto non farsi stordire dai colpetti dati alle corde da “big” Marco, un Bardoscia che, con quella collana perfettamente intonata al colore del suo contrabbasso, ha dato pizzicati con un'energia tale da farli sentire non solo acusticamente, ma direttamente sulla pelle di chi stava ascoltando; per non parlare dei movimenti ispidi della bocca di Carucci, perché Ettore con il pianoforte non ci suona, ci parla, e il piano capisce perfettamente i suoi comandi, rispondendo e toccando con i tasti le dita del proprio strumentista. Eppoi ci sono le bacchettate sobrie, ordinate e sicure date da Alessandro Napolitano, quelle che fanno capire perché la batteria, ai suoi albori, quando ebbe delle serie difficoltà a trovare un giusto collocamento in un impianto concertistico, proprio con la musica jazz è riuscita poi ad affermarsi. Ma se l'inizio del concerto è stato caratterizzato dall'emozione, sia di chi ascoltava e sia di chi suonava, l'entrata in scena di Paolo Fresu ha fatto il resto. In quel momento tutti hanno pensato che l'atmosfera si dovesse riscaldare, ma non è andata affatto così: nel momento in cui il trombettista ha preso in mano il suo flicorno e vi ha soffiato dentro, i presenti dell'auditorio non hanno potuto far altro che rimettersi la giacca per attenuare i brividi fitti lungo la schiena, sebbene quel lunedì di marzo non facesse poi così freddo. Tra entrate e uscite, tra cambi di strumenti e scambi di brani, la serata di Fresu e Casarano è scivolata via con tutti i pezzi dell'album Legend , a partire da quello che dà il titolo al cd, composizione oltremodo avvincente, per passare poi alla riflessività di The fall e ad un classico come O que serà , fino alle atmosfere evocative create da Coccinella o da Rue de la Tulipe . Proprio quest'utlimo componimento, per Casarano e i Locomotive, è certamente uno dei più ricchi di significato: la rue de la tulipe è una strada di Bruxelles, città dalla quale questi ragazzi poco più che ventenni l'anno scorso stavano tornando, quando, nella stazione di Sant Lazar a Parigi, per quello che si può chiamare solo con un nome, ossia fato, hanno incontrato per caso Paolo Fresu e il suo carrello carico di strumenti. Inutile raccontare il resto, si può già immaginare. Quello è stato l'inizio di una favola; da quel momento, passando da un lunedì di marzo tanto piovoso quanto memorabile, la loro avventura continua. E come la più bella delle fiabe, anche questa non sarà tutta rose e fiori, ma per adesso una cosa è certa: le premesse perché abbia un lieto fine ci sono davvero tutte. [Massimo Ferrari]
Battiti di tradizione nel suono globale I riflettori si accendono sul ritmo lieve delle percussioni di Alessandro Monteduro, poi, una alla volta, le luci irradiano il resto dei musicisti: la sala s'illumina sulle note de Lu rusciu te lu mare , brano sperimentato in chiave jazz da Casarano, Fresu e compagni. Quale modo migliore per avvicinare jazz e tradizione locale, due espressioni così diverse; quale modo più bello per omaggiare due culture tanto distanti, apparentemente parallele, che, ad un certo punto, trovano un trait d'union, la loro giusta convergenza in un quintetto jazz accompagnato da flauti e oboi, da viole e violoncelli. La tradizione locale incontra quella globale: la memoria del Salento viene tradotta in simboli musicali riconoscibili da Oriente ad Occidente, da Nord a Sud, in un mondo che su tutto si può dividere, tranne che sul linguaggio universale della musica. Ma se lo stupore è dato dalla bellezza del suono, stupisce altrettanto vedere quei musicisti che, inconsciamente, superano ogni giorno, col potere dell'inventiva, i limiti imposti dalle convenzioni e, peggio ancora, dalle convinzioni. E se il vecchio millennio si è chiuso generando, anche in musica, false globalizzazioni e sterili localismi, il terzo millennio ha sicuramente il compito di creare qualcosa di nuovo, di generare quel cosiddetto “glocal” che è da considerarsi non solamente un neologismo caro a qualche massmediologo, ma piuttosto un neoconcetto dal quale non si può trascendere affinché la cultura di ognuno inizi a mettersi, veramente e finalmente, a disposizione di tutti. Se l'improvvisazione di Casarano, Fresu e compagni di tradurre in chiave beat Lu rusciu te lu mare mira anche a questo, beh allora l'esperimento è perfettamente riuscito. |